Così scrisse Panton riferito alla sua sedia:
“Il mio intento è di dar vita a nuovi progetti con nuovi materiali. I miei pezzi si propongono di essere versatili ed accessibili per tutte le classi di acquirenti.”
Nato a Gamtofte nell’isola danese di Fünen, nel 1944 decide di iscriversi al politecnico.
Nel 1947 si iscrive ad un corso di laurea in architettura all’Accademia di Copenhagen, e nel 1950 comincia a lavorare assistendo il famoso architetto Arne Jacobsen nel design della sedia Ant.
Nel 1955 apre il proprio studio di design e crea i suoi primi articoli di arredamento per la mass-produzione, le sedie chiamate Tivoli e Bachelor che, nello stesso anno, vengono prodotte e lanciate dalla ditta Fritz Hansen.
Nel 1958 viene aperto il ristorante Komigen che Verner Panton ha disegnato per i propri genitori, titolari e gestori di un hotel. Il design che include l’utilizzo delle sedie Cone, create appositamente per lo scopo, è un grandissimo successo.
Nel 1958 viene aperto il ristorante Komigen che Verner Panton ha disegnato per i propri genitori, titolari e gestori di un hotel. Il design che include l’utilizzo delle sedie Cone, create appositamente per lo scopo, è un grandissimo successo.
Nel 1965 realizza l’originale S Chair in compensato modellato, e sulla base del design della sedia Stacking, comincia a progettare la sedia Panton che verrà poi prodotta da Herman Miller-Vitra nel 1968.
Il prototipo fu in origine realizzato in poliestere GFK rinforzato con fibra di vetro, mentre i primi modelli furono prodotti in “Baydur” stampato e poi laccato. Nel 1970, a sottolineare le parole di Panton, venne introdotto come materiale il “Luran-S”, un termoplastico stampato ad iniezione senza rinforzo.
I materiali termoplastici sono dei materiali polimerici. I tre elementi alla base delle strutture polimeriche sono l’ossigeno, il carbonio e il silicio, ma nel caso dei materiali termoplastici l’elemento principale è il carbonio. Chimicamente questi materiali sono sostanze organiche. Le risorse naturali da cui vengono ricavati i materiali termoplastici sono prevalentemente il carbone, il sale comune, il gas e soprattutto il petrolio.
La caratteristica di molte materie plastiche è di avere una relativamente bassa densità, attorno a 1. La resistenza a trazione delle materie termoplastiche è relativamente bassa e di conseguenza presenta uno svantaggio per molte applicazioni costruttive. Sono dei buoni isolanti elettrici. La massima temperatura d’uso per le materie termoplastiche è relativamente bassa e per la maggior parte di questi materiali varia dai 54 ai 150°C. La deformazione dei materiali termoplastici può essere elastica, plastica e quindi permanente oppure una combinazione di entrambi i tipi. La caratteristica fondamentale del comportamento al calore dei termoplastici, come suggerisce il nome stesso, è che questi materiali rammolliscono all’aumentare della temperatura.
La resistenza meccanica dei termoplastici può essere aumentata nei seguenti modi:
Lo stampaggio a iniezione avviene attraverso un meccanismo a vite reciproca si fonde la materia plastica e si inietta in uno stampo. Quando una quantità sufficiente di materia plastica fusa arriva allo stampo posizionato alla fine della vite, si arresta e con un movimento a stantuffo inietta un getto della materia plastica fusa in un canale in un canale di alimentazione. Successivamente la materia è gettata nello stampo. L’albero della vite mantiene in pressione per breve tempo il materiale plastico alimentato nello stampo e si ritrae quando la materia fusa si è solidificata. Lo stampo viene raffreddato ad acqua per far solidificare velocemente il prodotto. Infine lo stampo viene aperto e il pezzo stampato viene espulso dallo stampo per mezzo di aria o di perni a molla. Quando lo stampo viene richiuso è pronto per un altro ciclo. Con questo metodo si producono pezzi di alta qualità e ad alta velocità di produzione. Si possono ottenere buone finiture superficiali sui pezzi stampati e permette di stampare pezzi complicati. Il processo può essere altamente automatizzato.



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