Voi guardate verso l’alto, quando cercate l’elevazione. E io guardo in basso, perchè sono elevato. Chi di voi è capace di ridere e, insieme, di essere elevato?
Chi sale sulle vette dei monti più alti, ride di tutte le tragedie, finte e vere.
Tratto dal Del leggere e scrivere diCosì parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche.
La dialettica quasi opposta al Decadentismo di Wilde nel celebre aforisma: siamo tutti nel rigagnolo ma alcuni di noi fissano le stelle.
In sintesi l’accezione quasi emblematica del superamento dialettico dell’umanità rispetto al proprio volere, rispetto alla propria capacità di potere il volere.
Zarathustra guarda in basso, guarda la terra, guarda la pratica da una condizione di elevazione precedentemente acquisita.
Direi, conquistata.
L’oltre-uomo in verità, è salito, sulle vette più alte.
Zarathustra ha compiuto uno spostamento spazio-temporale.
Come dunque, la modernità sia, giustamente la conseguenza di un’azione.
La secolarizzazione di un processo di coscienza.
Alla volontà consegue l’espressione pratica della volontà stessa che si da nel processo dinamico della funzione stessa parametrato rispetto al suo agire.
In sintesi: siamo quello che vogliamo diventare.
E questo non può altro che generare una gran risata.
Liberatoria… ovviamente.

No, non “siamo quello che vogliamo diventare.”
Piuttosto siamo quello che gli altri si aspettano da noi. Siamo manichini vestiti dalla nostra platea, interpretiamo i personaggi nei cui panni ci voglioni vedere.
E a platee diverse, personaggi diversi.
Beh… ma questo è Pirandello…
No, è diverso!
Per Pirandello ognuno ha una propria personale visione dell’uomo, è la verità è – per chi guarda – quella che gli appare.
Invece ognuno di noi, si personifica nella rappresentazione, che quello0 con cui si confronta, si è fattadi lui.
Per intenderci se io credo che tu mi vedi come un codardo, mi comporterò da codardo, sarò codardo.
Mentre, sempre io, se avrò la percezione che Sharon mi vede come un eroe, quando sarò con lei, mi comporterò da eroe, e sarò effettivamente eroe.
Io sono insieme, ma solo in momenti diversi, come tu mi vedi, come Sharon mi vede: codardo ed eroe.
Non mi piace pensare che chi ho difronte si comporta com me come io mi aspetto.
Credo invece nella volontà di voler essere se stessi, di fronte a chiunque , da questa idea ingenua, nascono le vere personalità.
Le ” Maschere” servono a poco, servono a giocare…
Esatto… servono a giocare…
La mia è una visione più New-age. decisamente positiva.
Dove il pensiero e la volontà sono la forza del nostro agire.
Si tratta di un metodo di progettazione dell’Io in relazione alle categorie dell’altro e del mondo che esula qualsiasi processo di identificazione e imitazione.
Ma per ora non mi dilungo.
Eppure…
Una delle tecniche negli interrogatori di polizia (tipo quelli della Gestapo e delle SS, ma anche le polizie moderne non scherzano, vedi Guantanamo) consiste proprio nel trattare l’interrogato come se fosse un pavido, un “pezzo ‘e merda”, e molto spesso questa tecnica funziona.
Vorrei ricordarVi, anche, un vecchio film: il generale Delle Rovere, un film del 59 di Roberto Rossellini, nel quale Vittorio De Sica interpretava la parte di un piccolo truffatore, chiamato a sostituirsi al maresciallo dei carabinieri. Così, entrato nella parte, si comportò, lui uomo da niente, senza terra e senza patria, come ci si aspettava da un eroico maresciallo dei carabinieri: sacrificare la propria vita per salvare l’onore della Patria.
E’ un film, ma di quel cinema italiano degli anni 50, che si alimentava di episodi non veri ma costruiti con verità. Vorrei che rifletteste prima di rispondervi a questa domanda: vi è mai capitato, all’interno di un rapporto d’amore, di comportarvi così come il vostro partner si aspettava da voi?
Un caro saluto a tutti i lettori e le lettrici di Valentina.
Caro taninoferri,
dal basso(e non dall’alto)dei miei(non ancora)20 anni vorrei risponderti in modo pacato(anche se é difficile vedendo quello che scrivi ma ancor peggio quello che pensi).Sai,credo che un vero rapporto d’amore non lo hai mai vissuto perchè l’amore per definizione è NUDITA’.La nudità è trasparenza è sincerità è “es”.Dire di essersi comportati come il nostro partner si aspettava che facessimo entra in contrasto proprio con il significato di rapporto e ancor piu’ con quello di amore.L’amore è tante cose ma in primis è un concedere,un regalare,anzi piu’ che regalare un donare la propria anima all’altro e l’anima è spoglia è nuda è vera.Non si puo’ dire di amare davvero se non siamo noi stessi con i nostri caratteri,i nostri connotati,i nostri comportamenti,le nostre azioni.E’ anche sbagliata l’espressione:”Aspettava da voi”…L’amore non si aspetta niente vive e basta e accetta tutto,sopporta tutto,non chiede e soprattutto non PRETENDE niente.Per quanto riguarda il resto penso che tutte le grandi persone sono grandi perchè sono vere e non perchè vanno in giro mascherate.Posso colorare i miei capelli biondo miele di nero corvino,per quante tinte io faccia,per quanti trattamenti io mi applichi la ricrescita uscirà sempre fuori.Esseri sé stessi è la virtu’ piu’ grande che si possa avere e proiettare la propria essenza,bella o brutta che sia,all’esterno è il processo umano piu’ difficile che ci sia ma è l’unico processo che ti rende una persona libera e serena.
Bene. Dal così parlò Zarathustra ai rapporti inter-personali amorosi…
Parliamo di essenze?
Posto che abbiamo traslato il campo dalla filosofia a non capisco bene cosa (psicologia? sociologia?)
Cmq…
per Tanino che mi domanda:
“vi è mai capitato, all’interno di un rapporto d’amore, di comportarvi così come il vostro partner si aspettava da voi?”
La risposta è:
ebbene no.
Premesso che che non sono esattamente brava nella gestione dei miei rapporti d’amore
penso che questo “gioco dei ruoli” a cui ti riferisci e che sicuramente può funzionare in molti campi, ha un retrogusto schizofrenico che mi soddisfa poco.
In realtà personalmente io sono a favore della perfetta coincidenza tra volontà ed essere.
Tra superficie e profondità.
Ma solo un essere cosciente della sua intrinseca natura può osare esibire la propia nuda e cruda identità.
mi piace il discorso della ricrescita…
Inerentemente a ciò la forza di mostrarsi quel che si è senza aver paura delle conseguenze in merito alle relazioni di Io con l’Altro e Io con il Mondo, non mi sembra un fatto da sottovalutare.
Cristina, davvero hai reso l’idea.
Come si può pensare di vivere un rapporto mostrando ciò che l’altro si aspetta?
Come ha detto Valentina è un’ ” atteggiamento schizzofrenico”.
Non mi voglio preoccupare dell’atro che è convinto di avere una persona al suo fianco, che in realtà non esiste , è costruita, mi preoccupo di chi indossa quella maschera costantemente: mi fa paura.
Vale… se non si comprende l’argomento…si passa ad altro, è una mossa strategica…;-)
Ok ok…
Non c’è pratica senza teoria.
Tematica:
le aspettative.
A breve il post.
Così tra poesia, psicologia, psicanalisi, sociologia e public relation lasciamo in pace lo zarathustra.
Bé….io credo che sia giusto che ognuno di noi si comporti come ogni altro di noi si aspetti ,,,,solo cosi ci puo essere una convibenza pacifica ,,,,IL RISPETTO ,,E forse cosi si eliminerebbero molte sofferenze …io mi aspetto che il mio amico non mi tradisca ,,,,io mi aspetto che il mio ragazzo mi abbracci quando sto male ,,,io mi aspetto ,,,,tante cose ,,MA Sò CHE UNA UTOPIA,,,,non puo esserci questo perchè vorrebbe dire che il male non esiste…
Bè INSOMMA VOLEVO CON ESTREMA SEMPLICITà DIRE CHE IO MI ASPETTO CHE KI MI VUOLE BENE MI DIA SPONTANEAMENTE SENZA NULLA KIEDERE CIò KE IO VORREI ,,,,SENZA PRETESE ,,,SE ARRIVA SARà MAGNIFICO SE NON ARRIVA ME NE FACCIO UNA RAGIONE ,,,,è COME LA RICERCA DEL PARTNER IDEALE ,,,IO VOGLIO AL MIO FIANCO UNA PERSONA CHE ABBIA LA COSCIENZA SIMILE ALLA MIA ,,,IN MODO TALE DA ESSERE IL PIU FELICI POSSIBILI ,,,GIUSTO PER AVERE NEL RAPPORTO UNA FACILE COMPRENSIONE ,,,SI TRATTA DI QUESTO ,,,COMPLICITA ,,,o meglio dire INTESA
Grazie al cortese invito di Valentina, occuperò, immeritatamente, un altro pezzetto del suo spazio.
Cara, tosta, non ancora ventenne (che invidia!) Cristina,
prima di tutto non vorrei che ci parlassimo né dall’alto di un qualcosa, né dal basso, ma alla pari: un confronto corretto di idee, nel quale ognuno esprime la propria senza nulla togliere all’altro.
Detto questo io credo che tu restringa tantissimo lo zoom del mio concetto e punti al particolare, al rapporto d’amore tra un uomo ed una donna, e, quindi, a manifestazioni essenziali ma limitative di questo tipo di rapporto.
Io, partendo da Zaratustra, ch’era lo spunto, affermavo che l’unità della persona è impossibile: l’uomo è tante sfaccettature, è ricerca, è lavoro, è autolimitazione, è riconoscersi nel valore e nella dignità degli altri, è , in sintesi, uno specchio in cui deve mirarsi (Die froeliche Wiss., § 341). “L’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo. Una corda sull’abisso. Ciò che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un tramonto” (Idem, § 347).
Io sono un marito (e ho la presunzione d’amare tantissimo mio moglie), sono un padre, un figlio, un fratello, un vicino di casa, etc. In ognuno di questi ruoli son convinto d’aver fatto bene la mia parte, di non essermi fatto ‘pongo’ nelle mani del mio partner, ma mi sono anche vestito del ruolo che mi si dava.
Faccio degli esempi: mia figlia mi vede come il Virgilio della sua vita, ed io ho svolto e svolgo, nella misura richiesta, questo ruolo di guida che l’accompagna e la instrada nella vita; per mia madre, rimasta vedova prestissimo, sono stato amico e conforto, in un ruolo pesante che non si confaceva alla mia età, per mia moglie sono compagno affidabile su cui ha sempre potuto contare e che sa, nonostante tutti i miei limiti, di poter contare anche in futuro.
Sono sempre la stessa persona, ma con sfaccettature molto diverse.
Potrebbero essere opposte?
Penso di si. Penso che con una mia eventuale amante che mi vedrebbe, per le circostanze e per le sue aspettative, come un grosso figlio di p., potrei diventare un grosso figlio di p.
Questo non vuol dire che se mia figlia si aspetta un complimento, ecco il complimento, se mia moglie vuole andare al teatro, “si, cara andiamo”, se mia madre mi avesse detto “fai il farmacista” (e me l’ha detto), io l’abbia poi fatto.
Credo, infine, che la ‘nudità’, a cui fai riferimento, poi non esista proprio, perché oltre a quanto detto, c’è dell’altro, c’è – proprio come dici tu – la maschera che ognuno di noi, comunque. e più o meno (ma molto più che meno), volontariamente, indossa (e tanti esempi li puoi trovare guardando bene anche dentro ad un semplice blog), e, infine, come dice Pirandello, la proiezione di te che vede – in completa onestà – diversa dalle altre, ogni tuo interlocutore.
So di essere stato un po confuso: non so usare un linguaggio semplice e lineare (così mi dice mia moglie, e con lei sono ancor più contorto…) quindi perdonami se ti sei persa tra le mie parole.
In fondo, di quello che penso io, te ne puoi, altamente, fregare.
A Sharon e Veronica chiedo di trovare qui sopra una risposta ai loro commenti, io non credo d’aver voglia di tornarci ancora su.
vivere è portare il proprio io dolente nel mondo.ma essere è felicità. essere è trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l’universo cade come tiepida pioggia. (milan kundera)