Firenze, Galleria degli uffizi, Tempera su tela, 172×278 cm, 1483-1485.
Considerato il mistico del bello ideale e un puro esteta in realtà la pittura di Botticelli nasconde una lunga serie di problematiche religiose e morali.
Cresciuto nella bottega del Verrocchio e legatissimo all’ambiente dell’Accademia neoplatonica, Botticelli esprime la filosofia della crisi di fine secolo in un’idea che va al di là del tempo. La ricerca di perfezione si esprime in relazione all’imperfezione e alla contingenza degli eventi e della storia come tentativo allegorico di redenzione e sublimità. L’importanza della sfera estetica nella vita dello spirito confersice una nuova forma di felicità intellettuale e insieme un nuovo dilemma.
La perifrasi massima della filosofia neoplatonica è che l’artista può essere solo superato da se stesso. In questa assunzione si fonda la ricerca del Bello come un processo assolutamente individuale che deve essere portato a termine dal singolo artista. Il senso di dignità e di indipendenza della ricerca artistica dei toscani conduce alla trasformazione di certe botteghe in piccole accademie in cui si discuteva di tutto. Se Botticelli diventa un artista sofisticato è in gran parte merito delle sue pretese letterarie. Matura l’idea per cui l’arte ha leggi proprie che solo l’intenditore può apprezzare. La risoluzione dei problemi tramite il procedimento artistico va oltre la bravura tecnica dell’artista.
La corrispondenza del mito della nascita di Venere dalle acque con la nascita cristiana nel battesimo punta l’attenzione sul bello spirituale dell’evento. Venere, la dea pagana dell’Amore e della Bellezza, è naturalmente raffigurata nei suoi elementi essenziali. La purezza del corpo e le movenze leggiadre nella capigliatura chiara mossa dal vento riflettono l’armonia della natura in quanto sistema dinamico. Sul fondale dell’orizzonte vuoto sono affiancati a sinistra i Venti, al centro Venere e a destra la Primavera che porge il mantello. L’azione è collegabile ad una dimensione di pathos dei soggetti in movimento: Eolo e Borea asciugano il corpo di Venere e la Primavera la veste di fiori e di erbe in un istantanea identificazione di naturale corporeità.
La coscienza della naturale corporeità si esprime in Botticelli in una simbologia che va oltre qualsiasi narrativa.
Nell’opera tutto è illuminato. La conchiglia riflette l’ombra sull’acqua verso la parte sinistra. Si deduce che due sono i punti di illuminazione: un fascio grande che illumina diffondendo in modo omogeneo l’ambiente e un cono piccolo puntato solo su Venere proveniente da destra. Il lato destro di Venere e il il collo posteriore della Primavera sono infatti più illuminati.
Si crea in questo modo ulteriore movimento che conferisce sinuosità e carnalità alle figure. In certo senso si può definire “scenografico” l’uso botticelliano della luce, in conformità alla sua intenzione di puntare l’attenzione sul protagonista della composizione.
Sembrerebbe sprecato dirlo, ma non lo è: in fin dei conti, fare arte è fare sempre avaguardia.
Riferimenti bibliografici:
Gliulio Carlo Argan, Storia dell’Arte moderna, Edizioni Sansoni, 1988.

ciao valentina. come consideri, ai fini della ricerca estetica e trascendentale del botticelli, l’applicazione degli elementi aurei (serie di fibonacci) e le influenze massoniche in questo dipinto?
Ciao Marco.
Soddisfatta che la prima domanda sia esattamente quella giusta, per mie considerazioni in merito, rimando, ovviamente, agli studi di Aby Warburg ne La rinascita del paganesimo antico e altri scritti, e Botticelli.
Considerando che in questa sede le informazioni risultano sincopate non vorrei banalizare l’argomento dando una risposta che sembra una definizione.
Ai fini della ricerca estetica e trascendentale di botticelli stimo che l’applicazione degli elementi aurei a personaggi pagani, sia stato ai tempi un gesto d’avanguardia artistica di notevole valore (l’oro si usava solo per le icone religiose come rappresentazione della divinità cristiana).
Un elegante e necessario tentativo di fuga dal medioevo (oggigiorno ancora in corso, aggiungerei).
Botticelli è dichiaratamente neoplatonico e i suoi dipinti sono veri e propri appunti per “gli iniziati”, come Argan stesso allude.
In fin dei conti penso che l’arte è arte proprio perchè rappresenta in immagini “finite e limitate” discorsi “infiniti”.
e tu che ne pensi?
Ciao Valentina.
io sento “arte” la pulsione, la esistenziale necessità di catarsi individuale verso il mondo sia esso dei propri simili sia esso “divino” o altro.
Come sentiamo l’intramondo e lo rendiamo esterno a noi -estetico in noi ed esteticio al mondo (”aisthésis” – la sensazione, sentimento”, coniugazione del “sentire” nelle sue molteplici forme).
La parte sovversiva dell’essere umano si esprimerebbe nell’arte: con dolore esistenziale e assoluta ingovernabilità. Immanente ma paradossicamente trascendente. invalorabile infine.
Botticelli emana energia a-temporale. esterna una rappresentazione di bellezza sublime, tesa all’assoluto (cosi la vorrebbe? cosi la vedrebbe? cosi vorrebbe che il mondo la vedesse?), immobile ma pronta al dinamismo, e soprattutto al di là di ogni contesto spazio temporale.
Ma se vero è che Botticelli ha dentro di se “aisthésis” da quale sorgenti? Forse le immagini già evocate dalle “Stanze del Poliziano” (Le Stanze per la Giostra)?
Un apparente banale rilievo figurato posto sulla porta d’ingresso del “palazzo di Venere” “Una donna non con uman volto”?
Da’ Zefiri lascivi spinta a proda
Gir sopra un nicchio; e par che ‘l ciel ne goda
Vera la schiuma e vero il mar diresti,
E vero il nicchio e ver soffiar di venti:
La dea negli occhi folgorar vedresti,
E ‘l ciel ridergli a torno e gli elementi
L’Ore premer l’arena in bianche vesti,
L’aura incresparle e’crin distesi e lenti:
Non una, non diversa esser lor faccia,
Come pare che a sorelle ben confaccia »
Forse come tu dici la trascrizione dell’infinito?
Leggo che “l’idea del neoplatonismo fiorentino non è infatti l’archetipo platonico, non è ben definita, ma un vago essere al di là rispetto alla natura e alla storia. L’idea è al di là del tempo”
e ancora
“Secondo il neoplatonismo fiorentino poi, l’universo è dominato da due estremi, Dio e la materia, all’anima dell’uomo è quindi affidata una funzione mediatrice: ad essa spetta avvicinare l’uomo a Dio e per compiere questo cammino deve essere guidata dalla forza naturale dell’amore. Anche la bellezza assieme all’amore però svolge funzione mediatrice tra l’uomo e Dio: l’uomo studia la natura nella sua bellezza, nella sua armonia, e da essa ricava canoni, misure , proporzioni, che gli servono per la rappresentazione della bellezza. Ma dal momento che la natura è volere e prodotto do Dio, l’osservazione e la rappresentazione della natura sono osservazione e rappresentazione della bellezza di Dio, la rappresentazione di ciò che è trascendente quindi, dell’idea in definitiva.”
“Sento” in Botticelli, una rappresentazione che va al di là della realtà (ma i miei occhi trasmettono alla mia mente un “ovvio” sentire?).
Forse Botticelli cerca di esternare la bellezza ideale quindi non reale? Quindi tenta di limitare in un finito l’infinito?
Che bello!
Ciao Valentina.
Marco
Si. Il riferimento alla cultura umanistica è inevitabile.
La sublimazione della bellezza come forma di trascendenza dal reale è un metodo che tentava di superare “positivamente” la crisi dei valori umanistici di fine secolo.
Il neoplatonismo in finale è stata una sorta di “rifugio intellettuale” in cui una cerchia di artisti, filosofi e letterati tentavano di “resistere” alla probabile regressione che certe dinamiche storiche avevano innescato.
E ci sono riusciti.
Perchè dopo la crisi c’è stata la fantastica rinascita culturale che ha investito tutta Europa.
Per quanto riguarda l’estetica nell’accezione più filosofica del termine, più che parlare di sentimento, che è una conseguenza della sensazione, parlerei piuttosto della sua etimologia strettamente connessa alla radice greca aistenomai (rapportarsi a qualcosa attraverso i sensi) e
aisthetikos, da aisthanesthai (”percepire”).
La percezione e la sensibilità (considerata come facoltà di percepire gli oggetti esterni) sono fondamento primo del rapporto dell’io con il mondo.
In ultima analisi mi sembra evidente che la trascendenza estetica di Botticelli in realtà è un sofisticato metodo di valutazione della conoscenza oggettiva nella sua rappresentazione grafica.
La Venere di Botticelli in un certo senso è la divinità della natura stessa (umanisticamente intesa), nel suo fondamento primario e inafferabile, motore primo del mondo sensibile e unica fonte di conoscenza.
Concetti che poi si evolveranno per ritornare amplificati nell’Illuminismo, che saranno estremizzati dall’altro lato nel romanticismo, e che verranno divisi dal novecento.
Diciamo che l’epoca attuale in cui viviamo dovrebbe essere un po’ il punto di svolta di questo lungo processo.
Dall’oro nei capelli di Venere alla Marylin di Andy Wharol ci rendiamo conto che il processo ancora non è finito.
Fare arte è comunque sempre un commentare l’attualità sociale e culturale di una civilità attraverso le esperienze soggetive dell’artista che però sono strettamente connesse con il contesto esterno storico, culturale della coscienza collettiva.
Altrimenti non è arte… è un parlare a vuoto e magari a vanvera.
Comunque non pensavo si riuscisse ad innescare un discorso di estetica sula rete!
Ciao Valentina!

forse non credo che il “processo abbia una fine” nella nostra epoca, piuttosto in una ciclicità o movimento a spirale.
La fisica quantistica e la matematica delle stringhe ci suggerisce mondi parallelli, energie empiricamente distanti dalle nostre limitate capacità.
ma anche esseri umani come van Gogh ci hanno dato prova di quanto l’uomo trovi negli uomini la propria umana bellezza e la forza di “artificarla”.
-quante margherite ci saranno in un “bel” prato?
-quante margherite dovrebbero esserci in un prato per far si che il prato mi risulti bello?
-quante margherite dipingerei se volessi comunicare l’idea di prato bello che è in me?
-forse non dipingerei margherite se volessi dipingere un bel prato verde sul quale depositare dipinto il corpo del mio amante ed il silenzio dell’erba dovesse mettere in evidenza la sola ed unica bellezza del mio amante.
-forse dipingerei delle spente margherite se volessi comunicare l’immagine di dolore del mio amato non più mio amante cupamente assorto in un prato forse non tanto verde.
-forse dipingerei delle bellissime margherite gialle se il mio mecenate fosse il più potente vivaista di margherite gialle.
-o forse non dipingerei ne un prato ne le margherite perchè per descrivere un bel prato di margherite non mi vengono fuori che suoni e parole… scriverei un canto!
-o forse (come Fidia) sfiderei i nemici del mio mecenate (Pericle) e mi raffigureri crocifisso al posto di Cristo in un Golgota di margherite e firmerei con “iosonomarco”.
-può un semplice sguardo rappresentare l’intera bellezza di chi lo emana? si! a condizione che chi lo raccoglie sia in grado di percepire e tradurre in significato le frequenze energetiche emanate.
iosonomarco
Non intendevo fine della ricerca del bello. Intendevo il processo di scisisone completa dell’arte dalla religiosità.
Per il resto concordo e anche di pù.
La storia delle frequenze energetiche che conduce direttamente alla ricerca della conoscenza sul bello attraverso i metodi della scienza mi sembra infatti l’inizio della nuova era ch e esula e trascede la necessità di una dività irrangiungibile.
il 12 agosto non risponde…
Noi tendiamo a vivere, forse (?), in un mondo di certezza, di solidità percettiva priva di dubbi ove le nostre convinzioni ci portano a credere che le cose sono solo come noi le vediamo, e che ciò in cui crediamo non può avere alcuna alternativa.
Nessuno, forse (?), ci insegna a interrompere l’assioma “cadere quotidianamente, costantemente, ripetutatemente nella tentazione (diabolica ?) della certezza.
Eppure a volte non vediamo con gli occhi ma con olistica per-recezione. altrimenti da altri.
Grazie per la “bella” giornata .
ciao
marco
salutami il 12 agosto (ineffabile bellezza umana!)
Valentina!!!
Ho trovato la risposta all’uso della sezione aurea nella Venere.
Le misure le avevo provate ma su altre parti del dipinto.
“La sezione aurea affascinò Botticelli e la rappresentò nella nascita di Venere. Infatti misurando l’altezza da terra dell’ombelico e l’altezza complessiva il loro rapporto risulterà 0.618, così anche il rapporto tra la distanza tra il collo del femore e il ginocchio e la lunghezza dell’intera gamba o anche il rapporto tra il gomito e la punta del dito medio e la lunghezza del braccio.”
Quesito risolto!
12 agosto non si è dimenticata di me!
ciao
Marco
Ma perchè il 12 agosto?
Qual è la fonte dell’informazione che hai trovato?
Cmq grazie.
Stai lasciando un contributo “culturale” interessante.
Se non altro per la serie di problemi che stai ponendo.
E su internet non è neanche semplice affrontarli.
Ciao Valentina!
il 12 agosto?
eppure la risposta è “molto bella”!
ok! ora ti spiego!
- la “metà” algebrica di “12″ è “6″
- 12+6= 18
- 12 agosto + (la sua metà) 6 = 18 agosto
Tra poche ore ti sarà più chiaro.
Fonti?
Si! Ammetto che il tuo post su Botticelli mi ha “colpito” immediatamente. Le mie fonti NON sono facili da rintracciare: sarebbe come distinguere le acque dei singoli affluenti di un fiume alla foce dello stesso.
forse ti è più chiaro se fai una visita ad un mio vecchio sito:
http://utenti.lycos.it/Knowing/index.html
ti documenterò le fonti a breve.
Ma questa notte (dopo che il 12 agosto ha inebriato il mio animo!) ho avuto un dubbio terribile:
- e se “La nascita di Venere” fosse un falso? Se Botticelli lo avesse “copiato” riproducendo fedelmente all’originale? Sarebbe ancora una opera che chiameremmo “arte”?
12 agosto… feconda strani quesiti!
Ammetto che il 12 agosto non mi è ancora molto chiaro…
Aspetto un’illuminazione.
Ma di che anno?
In quale universo?
Comunque ho visto le fonti…
accipicchia.
Ciao Valentina.
12 agosto?
L’anno?
non saprei! x me è un fenomeno “atemporale”! Credimi! il solo punto di contatto è stato solo ed esclusivamente un elemento molto a-temporale: gli occhi (forse di Gestaltiana memoria?). ma, come tu ben sai (ed io so che tu sai) “l’essenziale è invisibile agli occhi”, ed infatti i suoi ed i miei occhi non sono serviti per “vedere-ci” luci-colori-ombre-linee-forme-spazi-vuoti-movimenti, ma per collegare i nostri due microcosmi => io e 12 agosto.
La successiva esperienza di “prossimità” con lei, seppure breve, ma intensa, ha confermato l’a-temporalità del suo essere. anche se in un frangente ne è emersa la “giovane” pulsione di autodifesa e la perdita di controllo ma… solo x pochi minuti!
In quale universo?
questo è un altro mistero!
non avevo mai avuto un contatto energetico cosi forte, distinto, specifico, improvviso, molto limpido, chiaro, con una forza attraente fuori dalle mie precedenti esperienze relazionali. quindi => potrebbe essere di un Universo non universale!
ti è chiaro ora?
Pensavo (sinceramente, speravo) che “12 agosto”, tolta la toga, in questi giorni ti avesse per lo meno accennato… ma forse è troppo “contratta” e non lascia che la sua energia vitale le rechi sollievo. teme qualcosa, forse, cosi lei dice. ma so che ci riuscirà: è forte.
ora? hai riconosciuto che: 12 agosto ti è molto prossima e mi ha messo lei in contatto con te!
so che esprimi-te in versi
io amo i molti di Pablo Neruda… mi piacerebbe declamarti questa in particolare:
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: “La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos.”
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como esta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche esta estrellada y ella no está conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.
Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.
De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.
Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa,
y estos sean los ultimos versos que yo le escribo.
ciao
Marco
salutami 12 agosto (io non riesco con facilità ad approssimarmi a lei)
Adesso mi è tutto molto chiaro!!!
Inizialmente avevo anche pensato a lei ma mi sembrava alquanto strano.
Te la saluto quanto prima!!!
Grazie per Neruda.
Comunque il post sul neoplatonismo l’ho scritto appositamente per capire meglio Botticelli.
Ma un quesito ancor rimane poco considerato…
massoneria/alchimia/ Grande Opera?
prendiamo ad esempio la “conchiglia”
“…l’adepto in alchimia deve incominciare con l’effettuare il viaggio a Compostella; alla sua conclusione il pellegrino alchimista riceve la conchiglia (o Mérelle) in cui potrà conservare l’acqua del mare ermetico. Non sarà questo che Newton cerca di comunicarci? Fin dalle origini l’alchimia, o scienza ermetica, utilizza discorsi a doppio senso per occultare le proprie cure; questo modo di procedere è conosciuto sotto il nome di diplomazia, o linguaggio diplomatico. Un testo contiene al tempo stesso un discorso essoterico, destinato al «grande pubblico», e un discorso esoterico, destinato agli iniziati. Il discorso essoterico, il cui senso è già figurato, ha qui un senso essenzialmente morale mentre il discorso esoterico è assai più prossimo a un certo concetto di retto senso evocante il processo operativo della Grande Opera.”
e ancora:
“… Si, lo dice l’Adepto! La forma dell’acquasantiera è una conchiglia, che è rinomatamente simbolo dell’Illuminazione, della mente nobilitata, di chi sa come deve procedere. Non per nulla è il segno distintivo del pellegrino di San Giacomo di Compostella. Fulcanelli segnala che «le conchiglie di San Giacomo sono chiamate acquasantiere; queste grandi conchiglie, un tempo, servivano a contenere l’acqua benedetta, nome dato dagli Antichi all’acqua mercuriale; ancora oggi se ne trovano spesso in molte chiese rurali»
altro:
“… Lo stesso significato è dato dalla conchiglia, che se prima rappresentava la comune psiche di
tutti gli uomini, ora indica la mente nobilita.
Infatti, prosegue Fulcanelli, “l’umile e comune conchiglia che egli portava sul cappello, s’è
mutato in astro splendente, in aureola di luce. Materia pura di cui la stella ermetica consacra
la perfezione: è adesso il nostro compost, l’acqua benedetta di Compostella”.
Questo intende il simbolico pellegrinaggio in Spagna a San Giacomo di Compostella.
Il lavoro filosofale che permette alla mente di aprirsi.”
http://www.museohermetico.splinder.com/post/17572144/Nascita+dell‘Arte+Alchemica
domanda per valentina: ma la nascita di venere è un’opera d’arte oppure una “bizzarra” missiva ad adepti?
-*_-*_-*_-*_ POST POST -*_-*_
una lunga attesa è stata finalmente interrotta: ho riprovato la gioia che solo la bellezza di un “infinito sguardo” permette che sia.
quest sera, 12 agosto mi ha fugacemente porto gli occhi.
ciao
Marco
Risposta di valentina alla domanda:
“ma la nascita di venere è un’opera d’arte oppure una “bizzarra” missiva ad adepti?”
Ho scritto il post sul neoplatonismo quattrocentesco proprio per approfondire il clima culturale in cui “si muove” Botticelli.
L’opera d’arte in quanto tale è in genere polisemantica.
Mi sembra molto ovvio che Botticelli sia prima di tutto un adepto e maestro del neoplatonismo.
E che la raffinata semantica della Venere si esprima mediante più livelli di lettura.
Chi ha le conoscenze per interpretare “il discorso” neoplatonico” “scritto” nella Venere lo legge.
Io lo leggo.
Ma non voglio banalizzarlo con quattro righe.
Rimando dunque ad Aby Warburg, come al solito.
Botticelli inaugura l’Era moderna perchè pone la filosofia prima dell’arte.
ovvero l’arte a servizio dell’idea.
L’immagine in un progetto di conoscenza.
La Venere di Botticelli è un’opera d’arte suprema.
Ciao Valentina.
Supporto la tua finalità “… approfondire il clima culturale in cui “si muove” Botticelli.” … e non dimenticherei il “clima culturale” di chi lo analizza!
Noi sappiamo molto bene che la “conoscenza” non è “semplicemente” “svelare” un’oggettiva realtà. o forse (peggio) affermarne una assoluta definizione.
-Noi sappiamo chi era Aby Warburg?
-Noi sappiamo perchè si interessa al Botticelli un “rampollo” della più ricca famiglia d’Europa dell’epoca?
-Noi sappiamo perchè interpreta il Botticelli in un determinato modo e non in un altro?
Se sei interessata ad Aby Warburg scrivimi sulla mia email ti mando dei link a suo riguardo.
Ciao
Marco
Beh… se rimando sempre ad Aby Warburg evidentemente so chi è…
Ho studiato molto bene La rinascita del paganesimo antico di Aby Warburg per Estetica III.
Ho già detto che non voglio esporre teorie complicate sul blog, perchè si rischia di confondere chi non ha le competenze in materia.
Dove vuoi arrivare esattamente?
Vuoi dire che tanti grandi intellettuali avevano una visione esoterica dell’universo?
(E ne possiamo citare a iosa.)
Concordo e mi sta bene.
Quando farò un post sulla new age, e lo farò, magari approfondiamo gli aspetti esoterici in questione.
Per il resto… io capisco perfettamente la tua lingua.
Ma sono consapevole che certi argomenti non possono essere affrontati con superficialità.
Sono necessarie troppe consapevolezze per diffonderli a tutti.
Concordi o pensi che sia custodia immotivata di alcuni saperi di poco dominio pubblico?
Ciao Valentina.
Perdonami per l’inconsapevole e non desiderata enfasi su temi ed aspetti non coerenti con le tue finalità per il presente post sulla nascita della venere del Botticelli.
Riconosco nei miei scritti un trascorso e mai dimenticato cammino di ricerca avviatosi intorno all’antropologia sociale ed allo studio di magia nera, bianca, sciamanesi di vari tipi (ho vissuto per oltre dodici anni a stretto contatto con mistici di vario genere (come Aby Warburg, sono stato con popolazioni indigene latino americane lì occupandomi di aspetti socio-religiosi-mistici). La mia “iniziatrice” è una famosa antropologa che per anni si è occupata di aspetti esoterici e sette. Ma non vado oltre. Era solo per ri-posizionarmi rispetto alle finalità del tuo post.
Cordiali saluti.
Marco
Sei stato sicuramente molto fortunato ad entrare in contatto con realtà profondamente diverse dall’occidente materialista e critico.
Sono sicura che avremo modo di parlarne.
Nulla succede per caso.
A presto,
e non preoccuparti per i temi che hai citato in materia.
Verranno approfonditi sicuramente secondo una modulata gradualità.