“Zuerst die Fuesse” (Prima i piedi) è esposta nella galleria Gisela Capitain a Cologne.
Questa è la versione precedente all’opera di Kippenberger che verrà esposta nel Museo di Arte Moderna di Bolzano.
Rispetto alla rana crocifissa di Bolzano, la rana di Cologne è argentata e molto meno antropomorfa.
Il boccale è tenuto sempre nella mano destra, ma in questa versione l’uovo è cotto e “spalmato” su una coscia della rana.
Da notare le bretelle che tengono il lembo di stoffa sul basso ventre come ad indicare una simbologia inequivocabile della classe operaia nella sua secolarizzazione storica.
L’esposizione lucida e sincera di una denuncia: l’innocenza crocifissa, come quella di una rana che neanche ha il tempo di finire la sua birra e di mangiare il suo uovo.
Sarebbe un po’ come dire che la storia è in verità una lunga serie di crocifissioni di “poveri cristi”.

Valin io preferisco la rana verde, come abbiamo detto è più irriverente, è più sfacciata, è più dissacrante, insomma è più nella mia linea.
Io preferisco questa.
Sarà per le bretelle… e l’espressione disperatamente martirizzata, un mix tra sarcasmo e nostalgia.
Si infatti, questa è meno apologetica. L’altra è terribilmente seria, austera, un’iconografia del rospo-cristizzato che lascia assolutamente allibiti.
E sicuramente come valore artistico è migliore quella che verrà esposta in Italia.
Ma a me piace più questa.
Scusami la domanda, magari sciocca, ma perchè proprio l’uovo?
ha un significato particolare? O forse più rappresentabile del pane?
Ho svolto qualche ricerca in merito alla tua domanda per vedere se fosse disponibile la risposta dell’autore, che purtroppo essendo morto dieci anni fa, non posso interpellare.
Non ho trovato risposta.
Comunque essendo un autore tedesco mi sembra abbastanza auspicabile che abbia voluto “tradurre” il pane e il vino con le usanze tedesche.
In Germania l’equivalente del vino è la birra
(l’Oktober Fiest, la festa popolare tedesca per antonomasia infatti)
Le uova sono l’alimento che consumano quotidianamente a colazione.
Non so se siano l’equivalente del nostro pane.
Ma sono sicuramente alimenti fondamentali “popolari”.
Non dimentichiamo che i tedeschi hanno tradotto per primi la Bibbia nella loro lingua (e che fu considerato un sacrilegio e una volgarizzazione dalla Chiesa cattolica ma poi furono seguiti da tutti),
hanno inventato una casa automobilistica chiamata Wolskwagen ovvero automobile del popolo.
E non continuiamo con il nazionalsocialismo altrimenti divento tragicamente ironica…
Comunque, al di là della colpa storica che si portano dietro e che tramanderanno per le prossime dieci generazioni come un marchio di produzione, (assicuro che la maggior parte di loro si vergognano disperatamente), i tedeschi sono un gran popolo, colto, intelligente, ingegnoso, rispettoso dell’ambiente grande produttore di musica, filosofia e tecnologia.
E quando fanno arte loro… è veramente sentir suonare Beethoven.
Gli Espressionisti tedeschi sono stati davvero la perla nera di tutta l’arte d’avanguardia del primo nocecento.
Quando li ho visti dal vivo nella Galleria Nazionale di Berlino (non quella fatta da Mies, l’altra bianca vicino il Museo di Liebskind), erano in un’esposizione meravigliosa, che faceva eco in doppia altezza con le opere di Emilio Vedova:
è stata tra le migliori mostre mai viste in tutta Europa!
Be, sull’uovo ipotizzerei un simbolo cosmogonico tipo la sfera del pantocrator.
Sulla rana, forse una ispirazione esiste qui
http://it.wikipedia.org/wiki/Karel_Appel
citazione?
Grazie per le informazioni e i riferimenti.
Scusate ma l’interpretazione delle bretelle come simbolo della classe operaia non è un po’ forzato? Non potrebbe essere semplicemente un riferimento alle danze folkloristite altoatesine e al tipo di storia che rappresentano?
caro P(A)iro,
“Non potrebbe essere semplicemente un riferimento alle danze folkloristite altoatesine e al tipo di storia che rappresentano?”
Mi sembra un’osservazione molto pertinente.
L’opera d’arte è tale quando appunto si presta ad un’interpretazione polisemantica.
Comunque un autore come Kippenberger credo volesse in un certo senso estendere il contesto in una dimensione di coscienza collettiva archtipica che riguardi un po’ la storia dell’Europa e magari dell’umanità.
Lo rappresenta come Cristo, simbolo dei cristiani, quindi di una parte del mondo.
Sicuramente le danze altoatesine sono una suggestione notevole e corretta,
ma in un’operazione artistica di questo tipo, non mi sembra forzato estendere il concetto rispetto alla storia della civilità.
Anzi.