

Ilaria Venturini Fendi, nata nel 1966, è nipote, figlia e sorella d’arte: i suoi nonni Edoardo e Adele Fendi aprirono nel 1925 a Roma un negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, destinato a trasformarsi in una delle maggiori griffe del made in Italy. Qualche anno fa Ilaria vende le quote di Fendi, Ilaria desiderando dedicarsi solo all’agricoltura biologica, sua antica passione. Poi, quasi per caso, ha creato Carmina Campus (letteralmente, “le odi del campo”), che oggi è un marchio di borse, mobili e gioielli. Ilaria Venturini Fendi disegna le borse nel suo laboratorio, poi le fa realizzare da artigiani specializzati, spesso conosciuti quando lavorava nell’azienda di famiglia. Niente pellami e metalli preziosi, però, solo materiali di riuso e di riciclo: pezzi di pvc, tappeti antichi, buste del pane, copertoni di camion, tubi di plastica, scarti di ferramenti e persino tastiere di pc.
1) Cosa ha ispirato il progetto di Carmina Campus?
Il desiderio di cambiamento che anni fa, quando ancora facevo parte dell’azienda di famiglia, ho cominciato a sentire in modo profondo. In quel momento diventare imprenditrice dell’azienda agricola biologica che tuttora amministro e che occupa gran parte del mio tempo mi ha fatto pensare che il mio addio alla moda fosse definitivo. Altri valori, apparentemente inconciliabili con quel mondo- avevano prevalso nella mia sfera di interessi: vivere a contatto con la natura, avere ritmi meno condizionati dai calendari, potermi impegnare di più in progetti sociali ed ecosostenibili. Sono questi valori che mi hanno portato in modo quasi spontaneo ad immaginare una creatività diversa che ha ispirato Carmina Campus. Sono bene felice di essere un’imprenditrice agricola, ma con il riciclo e il riuso dei materiali mi sento appagata anche come designer.
2) All’Alta Roma siete l’Ethical Fashion. Quali sono i valori che Carmina Campus rappresenta?
Quello ambientale è ovviamente il primo, visto che tutto il progetto si fonda sul riuso dei materiali. Ma la moda etica implica anche dei cambiamenti di approccio produttivo. La crisi che il mondo sta vivendo attualmente non è solo economica, ma anche ambientale e sociale e Carmina Campus, grazie anche alle sinergie con partner come ITC (International Trade Center, un’agenzia dell’ONU e dell’OMC) è attiva su questi tre fronti. Ad AltaRoma presentiamo una linea realizzata al 100% in Africa e alcuni semilavorati che utilizziamo poi nelle borse fatte in Italia. La collaborazione con ITC è un progetto volto a migliorare le condizioni di vita di comunità marginalizzata attraverso il lavoro. Questa filosofia a cui Carmina Campus ha aderito è ben riassunta dallo slogan che riportiamo su molte delle borse di questa linea: NOT CHARITY, JUST WORK, non beneficienza ma lavoro. L’obiettivo è creare un microsistema economico sostenibile in cui vi sia contributo di Know-how e un reciproco vantaggio per le parti coinvolte, in condizioni di Fair Labour.
3) Recentemente ha dichiarato riguardo la moda etica che: “L’obiettivo è che la parola ‘etica’ non serva più a connotare una nicchia. Tutto il sistema moda potrebbe e dovrebbe far suoi certi parametri, rendendo superflua questa distinzione”. Vedendo le grandi campagne pubblicitarie dei maggiori brand del pianeta questo obiettivo non le sembra forse un po’ utopistico?
Utopistico? Forse lo è, ma è anche estremamente necessario. Il processo produttivo di tutti i settori economici dovrà andare nella direzione dell’ecosostenibilità ambientale, che può e deve diventare il nuovo motore di sviluppo. È vero che al momento per molte case di moda i progetti “green” che vengono accostati al vecchio modo di produrre sono parte di una strategia di marketing ma a mio avviso non bisogna sottovalutare la capacità della moda di adeguarsi velocemente ai cambiamenti e di saperli promuovere.
4) Creatività, originalità, riciclo e riuso nella scelta dei materiali. Quanto conta nella vostra progettazione l’esperienza di Avanguardie artistiche come il Ready Made di Duchamp?
Non posso dire di aver avuto dei riferimenti diretti all’arte del ready made. La genialità di questo movimento artistico è stata anche l’aver valorizzato una capacità innata dell’essere umano, quella di decontestualizzare le situazioni e gli oggetti reinventandoli non solo nella funzione ma anche nell’estetica. La necessità e l’ingegno ci portano a saper riutilizzare le cose. Duchamp ha saputo trasformare questo in arte, Carmina Campus cerca di farne moda.
5) Carmina Campus ha profondi contatti con l’Africa. Quanto è difficile coniugare uno stile “etnico” con l’Alta Moda italiana?
Non è detto che tutto quello che è fatto in Africa debba essere per forza di stile etnico. Per quello che riguarda le borse Carmina Campus made in Africa, il filo che lega i due mondi è l’artigianalità del prodotto, il fatto a mano, il pezzo unico. Estetiche diverse ma filosofie che hanno tratti comuni.
6) Dalle borse, agli accessori al design, ogni vostro pezzo è unico e vanta una propria storia nell’Archivio di Carmina Campus. Quanto contano le maestranze dell’alto artigianato di cui vi avvalete?
Contano moltissimo, anche perché svolgono un ruolo di insegnamento nella conservazione e nell’apprendimento dell’alta qualità.
7) Quanto conta il suo rapporto personale con la natura?
Moltissimo. Carmina campus (le odi del campo) nasce da questo rapporto che è riuscito a dare un senso diverso a quello che a un certo punto era diventato più un dovere che un piacere. Oggi questo amore abbinato al mio lavoro riesce a farmi fare tutto in maniera molto più spontanea e appagante.
8) RE(f)USE di Carmina Campus, il punto vendita aperto a Roma in via Fontanella Borghese può definirsi uno spazio di sperimentazione. Quali rapporti avete con i clienti?
Abbiamo ormai dei clienti affezionati, ma siamo sempre pronti, quando ne abbiamo la possibilità, a raccontare la filosofia Carmina Campus a chi entra per la prima volta. Siamo felici poi quando il cliente oltre ad apprezzare l’estetica del suo acquisto ne apprezza anche i contenuti.
9) Quanto conta nel suo immaginario creativo la conoscenza della cultura Masai e da quale aspetto ne è colpita?
Conta come ulteriore arricchimento del mio bagaglio personale. Mi colpisce sempre queste donne, sono loro la forza trainante che porta avanti la famiglia e il lavoro. Mi riconosco in molti dei loro valori.
10) Esistono bellissime immagine in cui lei collabora con donne Masai in Kenya. DA ANNI CURA una tenuta agricola biologica. Oltre all’etica, nella sua esperienza di vita avverte anche una sincera fuga dall’Occidente?
Non è una fuga dall’Occidente, che rimane comunque culturalmente e materialmente avanzato, ma da un certo tipo di società e di cultura. Purtroppo nei paesi in via di sviluppo si stanno affermando molti degli atteggiamenti più deleteri della civiltà occidentale… è questo che bisogna combattere, cercando di aiutare un progresso che possa fare a meno dei nostri sbagli, che faccia tesoro dei nostri errori. E bisogna farlo presto, prima che sia troppo tardi.
Grazie,
Dott.ssa Arch.jr. Valentina Giannicchi
Pubblicata su Prismanews